Fliclic parla prima di ambienti e attività, poi di componenti. Alcuni termini comuni nell'hosting assumono qui un significato più preciso. Questa pagina è il riferimento terminologico del sito.
Lo spazio di lavoro usato dallo sviluppatore. Comprende identità tecnica, filesystem, configurazione web, runtime PHP, database associati, accessi, risorse, backup e stato.
“Ambiente” è il termine preferito nell'interfaccia pubblica. Nel codice e nella memoria tecnica può comparire anche “servizio”, “hosting” o “devhosting” in relazione alle tabelle e ai workflow storici.
Il lavoro applicativo che l'utente svolge nell'ambiente: sito, demo, copia, test o base riutilizzabile. Un progetto può coincidere con un ambiente, ma il termine descrive il punto di vista dell'utente, non una tabella o un identificatore infrastrutturale.
La parte del progetto rivolta allo sviluppatore. Comprende accesso agli ambienti e funzioni per file, PHP, database, WordPress, duplicazioni, backup e ciclo di vita.
Il motore tecnico di Fliclic DEV. Coordina controllo centrale, nodi e workflow. Non è oggi un prodotto separato o un pacchetto disponibile per installazione autonoma.
Il sistema che conserva identità, configurazione gestita, relazioni e stato delle richieste. Il database centrale è autorevole per questi dati; i nodi li validano prima dell'esecuzione.
Il server che esegue i workflow assegnati e ospita i componenti locali dell'ambiente. I nodi possono avere ruoli e policy differenti, pur usando codice operativo comune e parametrizzato.
La condizione applicativa di una richiesta o di una risorsa: stabile, richiesta, in esecuzione, conclusa o in errore. Servizio, database e backup hanno macchine degli stati distinte; un numero interno non deve essere interpretato fuori dal proprio contesto.
Un checkpoint diagnostico all'interno di un workflow. Indica l'ultima macrofase registrata, ma non è uno stato autonomo e non prova che ogni processo figlio sia terminato.
La presa in carico condizionale di una richiesta. Il nodo aggiorna lo stato soltanto se la riga è ancora nella condizione attesa; il numero di righe aggiornate conferma se il lavoro è stato acquisito.
La condizione stabile dell'ambiente prima di un'operazione tecnica. Nei workflow che lo supportano, permette di tornare correttamente a stato attivo, sospeso o in manutenzione dopo il successo e resta disponibile per la diagnosi in caso di errore.
Il pool di processi PHP associato a un singolo ambiente, con identità, socket e parametri propri. Il master della stessa versione PHP resta condiviso con altri pool sul nodo.
Uno schema e un account MySQL registrati come risorsa del servizio. Può essere principale o aggiuntivo. Lo storico logico della riga resta importante per il ripristino anche dopo l'eliminazione fisica.
La creazione di una destinazione indipendente a partire da un ambiente o database esistente. Non è un collegamento alla sorgente: la destinazione dispone di identità e ciclo di vita propri.
Un ambiente conservato come base da duplicare. È un modello d'uso, non una tipologia tecnica separata con versionamento automatico.
Backup eseguito lasciando l'ambiente operativo. Riduce l'interruzione, ma non produce una fotografia atomica tra file e tutti i database.
Backup eseguito dopo aver indirizzato il traffico web verso una pagina tecnica. Riduce le scritture HTTP, ma non congela automaticamente SFTP, processi già avviati o attività esterne.
Il manifest protetto associato al backup. Descrive identità, artefatti, hash, database, credenziali storiche e metadati necessari al restore. Non è uno snapshot block-level del disco e non è un inventario completo della VPS.
Il ripristino che ricostruisce la fotografia selezionata. Sostituisce il contenuto pubblico, ricrea i database presenti nel backup ed elimina quelli attivi successivi non inclusi. Non è un merge e non esegue riscritture applicative.
TARGET sono i database descritti dal backup e da ricostruire. EXTRA sono database attivi dell'ambiente che non appartengono alla fotografia e che il restore elimina.
L'insieme dei controlli eseguiti prima della fase distruttiva del restore: identità, integrità, mapping, spazio, quota, runtime e conflitti noti. Un preflight positivo riduce i rischi prevedibili, ma non garantisce che ogni statement SQL futuro riesca.
Il comportamento che interrompe un'operazione quando una condizione necessaria è ambigua o non verificabile. Non equivale a rollback globale; può lasciare uno stato di errore che richiede diagnosi.
Il tenant è l'ambiente con la propria identità tecnica. Un effetto cross-tenant è una conseguenza che raggiunge altri ambienti dello stesso nodo, per esempio attraverso il reload di un servizio condiviso.
La quota kernel applicata all'albero del servizio tramite un identificatore di progetto. Limita spazio e inode anche quando i file hanno proprietari differenti. Non copre automaticamente database, CPU, RAM o processi.
Un workflow che non interpreta il CMS o riscrive configurazioni applicative. Il restore è CMS-agnostico: ricostruisce file e database della fotografia e applica soltanto le policy infrastrutturali.
Una funzione o correzione provata in uno scenario documentato. Non è sinonimo di garanzia universale o SLA.